SYNQUEL (APPENDICE DOCUMENTALE - IL GIARDINO DI AMELIA)
di Bruno Pompili
Eleonora Amelia Brachetti o Brochessio o Branchetio, è stata l’erede di una importante famiglia dalmata. L’incertezza sulla grafia del cognome è nella varietà delle carte testimoniali; non è ancora possibile decidere per l’una, o un’altra ancora.
La famiglia era stabilita da tempo impreciso sulle colline prospicienti il medio Adriatico quando erano governate ancora dallo Stato da Mar, il complesso territoriale, formale, giurisdizionale della Serenissima, che copriva allora grande parte del Mediterraneo, e per decenni ancora l’Adriatico tutto e fino allo Jonio meridionale.
Con la crisi storica della seconda parte del Settecento le migrazioni di Greci e altri popoli, da Creta soprattutto e poi da Cefalonia, Zante, Corfù, creavano nuovi squilibri oltre ai disordini e agli inganni nascenti ormai nei domini tutti di Venezia, e anche sulla terraferma.
Due remoti prozii di Eleonora Amelia (Crisostomo e Anatolji) si erano allontanati da Altijìnia, si erano trasferiti a Padova profittando delle facilitazioni offerte dalla Serenissima e vi avevano concluso gli studi di Diritto e di Medicina e Filosofia.
Per molti decenni non risultano movimenti né testamenti in relazione alle loro proprietà.
Eleonora Amelia chiese, senza risposta, alle autorità locali e perfino ad un rappresentante della Nuova Dominanza (un’ombra della Serenissima, senza potere reale, ma teoricamente e consensualmente efficace per accordi intercorsi in lontananza) di potersi intestare tutta la proprietà in ragione della scomparsa legale di due fratelli, assenti da Altijìnia da ormai oltre trenta anni. Non risulta che abbia mai ottenuto una dichiarazione di loro morte presunta: erano pochi gli anni. Ella si sarebbe, si presume, adeguata.
Mantenne a lungo rapporti tuttavia sempre più isolati e occasionali con l’isola prospiciente di Santo Stefano, che lei continuava a denominare Sant’Isidoro come faceva suo padre Ardusio Bracettig (da vedere in documento con sua firma, così fissata con chiarezza della grafia).
Poco si è saputo della evoluzione della proprietà, che pure era di notevole valore fondiario.
Nei pochi documenti esistenti presso gli Archivi Statali di Kérkyra-Corfù, né in Zara, non si trovano che le sommarie indicazioni, così come sopra, e qui per di più malamente riassunte.
Qualche indiscrezione, di sapore molto privato e di difficile interpretazione, si trova nei documenti di scambi commerciali (soprattutto forniture alimentari o strumenti di lavoro e scrittura) di un monastero dell’Isola di San Artemio, prossima alla più importante Santo Stefano.
Gli studiosi illustri dell’area e del periodo, Pan. Tz. e Sp. Kar., che hanno prodotto complesse e vaste ricerche documentali, lasciano appena filtrare con scientifica prudenza vaghi sospetti più che notizie su violenze private nella zona di Altijìnia.
Sollecitati su qualcosa di più specifico hanno solo potuto ipotizzare ambigue aggressioni a sfondo sessuale, o trame di riti parareligiosi, o pretestuose rare eliminazioni di persone con accuse o imprecise denunce di stregoneria o latrocini o collaborazioni con poteri inaccettati e non riconosciuti in loco. Con giusta, scientifica prudenza, ma coerenti sospetti.
La morte di Eleonora Amelia Broccesio (secondo grafia di documento più recente dell’Archivio Vecchio dell’Università di Padoua) sarebbe avvenuta in solitudine nella fattoria collinare di sua proprietà, senza testimoni e con seppellimento religioso, pur tardivo, ordinato da sconosciuti (forse una società segreta di beneficienza volontaria) sul finire del Conflitto Europeo, mesi estivi del 1918.
Se non si trattasse di omonimia, pur dubbia, c’è traccia recente testamentaria (due fogli sfortunatamente molto gravemente compromessi o in molto danneggiati) nella quale si nomina persona di pari nome come laureata con honore in Medicina e Filosofia nella Università di Padoua.
La stessa avrebbe praticato, per ragioni e causa di necessità, per generosità e senza emolumenti, la scienza medica maieutica in diversi paesi delle isole dalmate “con satisfactione ac laudes”.



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