SONO MANI NUDE

 

di Nene Ferrandi


 Jilene Schafers, Remenber when


Sono mani nude intrecciate. Mani che si vogliono bene, sfiorano le ferite del tempo con tenerezza, appassite e stanche, per ore e ore, stringendo un vuoto illuminato dai pensieri, dai visi alberi immortali di una vita forse con troppi sogni. Erano due mani paffute di simpatia, con voli improvvisi di autonomia, bastava una lucertola che scappa, una rondine gioiosa, un gioco con una gallina spaventata e sapevano interpretare a soggetto  un teatro di meraviglie. Un’infanzia felice, si direbbe, come tante altre, alla periferia sbiadita della città, nel dopoguerra, quando anche la radio era l’occasione per disegnare nell’aria fantasmi dipinti di musica.

Le mani in preghiera, congiunte da una sommessa speranza, così voleva la mamma, nelle sere fredde di abbandono per quel padre che dalla Russia doveva arrivare , ma non è mai tornato. I palmi ancora sentivano la stretta callosa e forte del suo vigore.  

La carezza morbida  sui capelli di una madre, l’abbraccio  “Siamo sole”, i fiori raccolti quasi con voluttà, trattenuti nelle mani colorate da un sogno inespresso “Dipingerò il mare, le montagne, il tuo viso”

Con un dito cercava di toccare il sole, così lontano, ma era rosso e guardava sereno e forse un po' buffo, il pianto che alla sera, bagnava le mani e quel pezzo di pane candido. Ma in pasticceria, quelle dita diventavano magiche, allegre nell’impasto dolce da toccare con sicurezza e il tatto capiva, creava torte, ciambelle, pasticcini. Era il primo lavoro, in un laboratorio e l’arte delle decorazioni, della presentazione  veniva da un immaginario sempre uguale, ma anche diverso, con una sua bellezza. 

Mani gonfie, otto ore di fatica ogni giorno con il sorriso, per guadagnare poche lire, ma indispensabili

Mani che rubavano agli occhi la limpidezza della fiducia nel futuro, aperte, protese quasi nell’atto di offrire la propria anima, senza esitazioni, la sua giovinezza in attesa.

Ma sì, il tempo passava come è giusto che sia, tra monotonie e lampi di sorpresa, l’emozione in quelle mani tremanti nel toccare gli impercettibili rilievi materici di un dipinto a olio, esposto al mercato, un piccolo, forse, miracolo di visione.

Sfogliare con avidità un libro d’arte, inciampare con le mani tra i fogli patinati, incantata da quella mano destra, il soffio di Dio,  che dà la vita ad Adamo con il tocco della sua mano sinistra (Creazione di Adamo, Michelangelo) e le delicatissime mani della Gioconda (Leonardo) e ancora i segni delle ferite lasciati dai chiodi, che hanno bucato e lacerato le mani del Cristo morto del Mantegna.

Tele, colori, pennelli, per provare, per dare luce a una fantasia, trasformare un prato di colori, disegnare il volto del papà mai dimenticato

 La scuola serale per capire, per imparare il miracolo della pittura, dopo la morte improvvisa della madre. Non solo un salvagente, ma un’affannosa scoperta, quasi una ragione di vita.

Decorare una parete del negozio? Ma sì, posso tentare, posso farcela, devo superate questi attini di smarrimento… e baciare un dito dopo l’altro, quasi una benedizione. La bozza: cielo, nuvole leggere, batuffoli su cui siedono fate, con le ali d’argento e le mani in offerta con torte, cioccolatini, bignè. Altre volano con un cesto di doni, in un’atmosfera magica di luce. A terra tra il verde di un bosco i pulcini, tanti pulcini, con il becco all’insù. 

“Ti serve aiuto? Dipingo insegne e cartelloni pubblicitari” Oh, sì e la collaborazione diventa intesa, scambio, tenera passione d’amore.

Mani sfiorate, intrecciate con forza, abbracci di tenerezza; le mani sporche di luce e di colore sul viso, sul corpo, quando il cuore è uno.

Quando le tue mani muovono,

amore, verso le mie,

cosa mi portano in volo?

Perché si sono fermate

sulla mia bocca, all’improvviso,

perché le riconosco

come se una volta, prima,

le avessi toccate,

come se prima di esistere

avessero già percorso

la mia fronte, la mia cintura? (Pablo Neruda)

“Sposiamoci. Vieni a lavorare con me” L’emozione di una nuova vita: mani felici, mani che camminano, che parlano, che invocano un tempo eterno.

Da quando quel brutale incidente? Da quando l’improvviso abisso? Da quando di nuovo sola con le mani spezzate, inguaribilmente inutili?

Le mani sono disperatamente abbandonate a se stesse, nude, senza voli. Ma ciò che sempre rimpiango sono le tue mani.

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