IL SANTO DI PUNTASECCA


di Bruno Pompili 



Afran, Il dannato - scultura in blue jeans



Un bambino

a un altro bambino:

«Sai, Piero è un anarchico, di quelli di una volta,

un santo.»


Pierdannato non si è mai reso conto del bene e del male che faceva; a se stesso sì; agli altri, solo saltuari deboli opalescenti sospetti dei quali sorrideva cullando un dubbio, fra ironia e ansia.

Una mattina non vide il sole. La sua compagna che solitamente lo sostituiva (il sole, s’intende) non era visibile. Né a lui né ad altri, che meticolosamente interrogava. Non c’era più.

Pierdannato (battesimo abusivo) generato, allevato e educato da una coppia anarchica, legata idealmente a altre, da adulto si ritirò subito nei pressi di un isolotto piatto, fra palude e mare basso. Una capanna di canne e pochi stracci ma ben fissati, contro il garbino, era un buon rifugio. Per pochi giorni, è inteso.

Molti, i più, lo chiamavano Piero.

Quando c’era un segnale, un sentore, prima che lo cercassero i gendarmi lui si nascondeva; lo cercavano non perché avesse compiuto qualcosa, ma perché non lo compisse nelle circostanze occasionali di visite, o passaggio in zona, di persone importanti e possibile bersaglio.

Pierdannato sopportava molto, con garbo, a distanza, e anche in conversazioni all’osteria; sosteneva con sottile dialettica la sua indipendenza e la sua estraneità ad attentati, e a ribellioni, forti benché compiute da pochi o pochissimi dissidenti.

A lungo andare era ritenuto dalle autorità autoritarie piuttosto uno astratto, un ideale animale politico. Un ingenuo inoffensivo.

Non sapevano ancora cosa vuol dire quando un saggio calmo uomo di mezz’età si scotta le mani e comincia ad agitarle per trovare aria fresca, e sonno adeguato.

Per tener sotto controllo gli eventi e le reazioni personali Pierdannato si ritirava spontaneamente nel canneto paludoso e con quieta furbizia nella sua capanna di frasche metteva ordine nei sogni che lo cullavano e il più delle volte lo tramortivano.

Più tramortito era, e preso del tutto alla sprovvista, quando un capo e spia dei gendarmi lo prese di soprassalto nella capanna per avvisarlo però che venivano a prenderlo nel giro di due giorni.

Antonino Antonini era il suo nome, e non fu un caso se dopo alcuni giorni fu fucilato, senza ombra di processo, sulla piazzetta del primo paese, quattro case, fuori dalla palude: Gradinio in Strada, nei pressi di Platanistia, un nome mai più sentito dopo di allora. Era per cancellare la vergogna degli umani, fu detto, ma un pentimento non creduto né accettato dalla famiglia ampia degli anarchici.

Antonino segretamente, e per onorare il proprio padre morto nei moti rivoluzionari del 1883, era sempre appartenuto a degli ideali astratti e quando passò alla realtà aveva commesso dei malaugurati errori di imprudenza.

Ci fu qualche riunione riservata (per ragioni di cautela) ma non segreta, nel corso della quale si decise di non reagire alla fucilazione di Antonino ma di preparare una giustizia remota lenta quanto terribile. Per il momento era importante la riservatezza, il segreto, la conservazione dei principi e dei pochi documenti in loro possesso, che Piero occultava.

Pierdannato obiettò e votò contro: si sentiva responsabile della scoperta dell’azione di Antonino e voleva che si facesse subito chiarezza, agli occhi del mondo (disse, e sapeva di esagerare), sui diritti di ognuno alla indipendenza alla libertà e alla morte.

Non ci fu obiezione alla sua dichiarazione, tanto era logica e coerente, ci fu però un forte invito a non compromettere la incolumità e la segretezza delle famiglie, che avevano nuovi ingressi vecchie ferite e troppe incertezze.

Pierdannato disse a tutti i presenti, chiaramente, che da quel giorno si ritirava in meditazione aperta; lo guardarono con perplessità; spiegò che non avrebbe fatto ritorno in paese, si dava alla macchia, non nella capanna che era nota a tutti, ma in un punto senza segni dell’acquitrino di sud-ovest, nel dedalo più sicuro dei canali e delle canalette. La detta apertura della meditazione non fu capita subito, e un poco lo presero per alterato e persino per sofferente (uno lo disse, che aveva un passato di medico, espulso dall’ordine professionale: era il famoso, solo successivamente, Pierfederici Ampelio).

Nessuno obiettò alla sua naturale propensione, alla sua iniziativa, purché la prudenza fosse assicurata ad ogni livello.

Non se lo aspettavano, ma nel giro di poche ore – in quel luogo era come dire in pochi giorni, o poche notti meglio ancora – alcuni giovani l’aiutarono a isolarsi nel nuovo rifugio e promettevano di andare a trovarlo, senza convocazione, isolatamente, molto molto spesso.

Con l’aiuto di un barcaiolo, il più esperto di barca piatta, uno che non si era mai confuso sugli isolotti e i canneti, anche dopo qualche piena che spostava dei segnali nascosti, raggiunsero il rifugio (chiamato Puntasecca) e vi sistemarono un po’ di vettovaglie e coperte foderate di pelle di montone, essenziali per vivere nella brutta stagione, che purtroppo arrivava.

Erano anche d’accordo che, in caso di grande piena improvvisa, avrebbero saputo dai compagni molto a monte i tempi dell’onda montante, e sarebbero venuti a prenderlo con rapidità: lui doveva essere pronto a non lasciar andar perduti i documenti che possedeva.

C’era accordo su tutto, ma pure un invisibile sospetto sull’inutilità di tanta preparazione. Pierdannato era rispettato e benvoluto, ma una sua vera attitudine alla riflessione e alla meditazione, alla strategia e alla valutazione delle opportunità, era impalpabile ai più.

I giovani, sì, loro lo vedevano come un modello da preservare, perché ci metteva il corpo e la vita; ammiravano anche un piccolo dato secondario: trovava il cibo ovunque, un’anguilletta o un pesce c’era sempre, anche per un visitatore inatteso.

Insomma lo amavano, perché era unico e inimitabile. Il pensiero poteva nascere dalle cose (affermazione collettiva).

Uno più saggio, solo perché vecchio, disse che era importante aver paura. Che ci pensassero, a questo. Ciò detto, non gli sfuggì il sorriso nascosto di un paio di ragazzi entusiasti; sorrise di nascosto anche lui; sì, erano insomma d’accordo su tutto.



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