Synquel del Santo di Puntasecca

 di Bruno Pompili


Afran, Il dannato - scultura in blue jeans



Le autorità politiche del grande antico decumano del delta non sapevano nulla ma spesso se non sempre “avevano sentore”; questo consentiva loro di avere successo in molte delle azioni che intraprendevano dietro ordine e generali indicazioni di pulizia politica (dicevano, a volte, ideologica): era la loro visione del lavoro.

Avevano le loro spie, naturalmente, esperti nelle diverse zone, e soprattutto i dati identitari dei sospetti anche se non ricercati: non possedendo fotografie, avevano lo schizzo morfologico, il disegno fedele dei tratti somatici e del volto, sia con barba che sbarbati.

Il punto debole degli inquisitori e delle spie era che si lasciavano andare, nella loro sicurezza, a chiacchiere frantumate, sugli sgabelli delle osterie. Notizie e progetti, ordini di intervento soprattutto, giravano subito sul delta con velocità istantanea; almeno una notte in realtà era sufficiente a sapere e a riportare intenzioni, scopi e movimenti, schemi di attacchi, o astuzie nel non far niente, aspettando fermi altri eventi.

Le autorità locali lo sapevano questo, e lasciavano uscir via dall’osteria anche falsi messaggi, per vedere le reazioni e capire come giravano le indiscrezioni rubate.

Pierdannato Domenico Maria Dardi era forse l’unico a portare un nome non consentito dalla religione. Il battesimo era stato somministrato anni prima da un giovane sacerdote, un domenicano che aiutava il parroco del paese senza nome (fondato senza che ci fossero documenti registrati) ma da tutti chiamato Val Lupo (poi divenuto Vallupo).

Il giovane religioso, che aveva capito la qualità delle aspirazioni e degli ideali dei genitori, consentì a battezzarlo come Pierdannato purché si onorasse il proprio credo domenicano e gli si accompagnasse una garanzia di incrollabili sentimenti: Domenico Maria.

La cosa non piacque a nessuna curia (un caso che era rimbalzato in diverse sedi); gli fu imposto un trasferimento e un lungo periodo di verifica della semplice e necessaria autenticità della vocazione, e della educazione teologica. 

Nella zona del delta veniva ricordato nelle chiacchiere anche per il fatto che di lui, a un certo momento, non si seppe più nulla.

Intanto, Pierdannato bastava a tutti, un nome così, e non sembrava né una provocazione né una bestemmia verso il Divino Dispensatore di Grazia Sufficiente. Quando arrivò a vent’anni il nome si era già opacizzato nelle scorie religiose e il suo caso venne dimenticato: era ormai un nome attutito dalla consuetudine.

Quel 30 settembre del 1937 arrivarono alla Puntasecca quattro barche piatte senza il minimo sciabordio, non ci fu volo di anatre né di qualche pivieressa molto comune lì in quei giorni. Non c’era neanche Pierdannato che si era allontanato casualmente per trovare nidi abbandonati e da mettere in sicurezza se del caso, perché l’acqua sarebbe presto cresciuta per le abbondanti piogge cadute lontano a monte, pur con regolarità, per ben dieci giorni.

La fallita cattura di Pierdannato fu presa come uno smacco operativo o per un tradimento ben organizzato e gestito da molti, troppi.

Almeno venti persone a caso furono portate via da Gradinio in Strada su due camion telati di grigio.

Qualcuno, in alto, aveva tuttavia trovato in tutta questa storia una esagerazione negativa e dopo ventiquattr’ore erano stati tutti rilasciati: fu l’ultimo atto di buon senso, perché da quei giorni in poi tutte le decisioni furono improntate alla massima intolleranza.

La nuova azione fu condotta a sorpresa da un gruppo speciale di militari, dipendente dal corpo d’armata di stanza nel capoluogo, perché Pierdannato Dardi era ormai codificato come pericoloso, aggressivo e indomabile: non ci sarebbe bisogno di una grande rete per prenderlo (vivo o morto).

C’era dunque stata una nuova spiata, mirata contro Pierdannato; tutti ci chiedemmo cosa fosse meglio aspettarci: un’onda di gran piena, in tutta regola, fece il proprio compito, che era trascinar via e sommergere.

Sembrò che quella fosse la fine anche dell’anarchico tanto introvabile.

Per dieci giorni molti se non tutti cercarono solamente un corpo d’affogato.

Fu Ampelio Pierfederici, l’antico medico, prima di entrare nella lista dei ricercati, a diffondere fra pochi l’intuizione che Piero si era messo in salvo per conto suo, liberando o almeno alleggerendo altri da qualsiasi responsabilità. Sapeva, aveva saputo da Pierdannato, che esisteva una barca carenata (con un gran fiocco) ben nascosta che in caso di necessità lo avrebbe portato altrove, dove più o meno lui voleva.

Dopo diversi, o molti, anni, e tanti cambiamenti senza soddisfazione, arrivò alla sede di un sindacato importante dei pescatori del delta un grosso plico, con la preghiera di inoltrarlo con circospezione ad una associazione moderatamente e coerentemente prossima ai vecchi amici anarchici.

Ampelio Pierfederici, informato, si fece garante dell’inoltro, ma fu arrestato prima di avere il plico con accuse tremende, e ancora combatte apertamente, e con tutti gli inutili crismi, per prendersi addosso soltanto vere responsabilità.

Una cosa che nessuno e neppure lui sapeva era il luogo di rifugio di Piero Maria Domenico Dardi.

Gli amici veri, che ancora conservano una vecchia bandiera nera, pulita e ben piegata, sapevano che Pierdannato teneva una meditazione aperta, presso un monastero, separato dai religiosi che tolleravano la sua indipendenza. Anche rispetto, certo, aveva condiviso.

Questo era un miracolo che solo loro, ormai pochissimi, conoscevano. E mai detto. Agli intrusi.


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